Vorrei inaugurare un nuovo spazio dedicato ai libri di montagna, per poter condividere le nostre letture e le nostre riflessioni. La letteratura di montagna è assai vasta ma purtroppo rimane una letteratura di nicchia, sia per i temi trattati che per la qualità delle opere, in molti casi veramente scadenti dal punto di vista letterario. La relazione alpinista/scrittore è stata sempre molto controversa e difficilmente ha trovato un equilibrio stabile. Eppure, alcuni testi “sacri” della letteratura di montagna dimostrano che è possibile dar vita ad un’opera d’arte non solo per aver disegnato la linea perfetta su di una montagna, ma anche per averla tracciata sul foglio di carta facendo rivivere esperienze ed emozioni a migliaia di lettori.
Il testo di Buhl (mi riferisco al testo originario di cui questo libro è una ristampa – il materiale aggiunto, i diari e gli scritti di Kurt Diemberger, a mio avviso non aggiunge nulla, anzi appesantisce non di poco la lettura), fa parte del filone probabilmente più prolifico degli scritti di montagna, la descrizione romanzata delle ascensioni compiute.
Si parte dal ragazzino gracilino che chiunque avrebbe dato per spacciato alla prima folata di vento, si passa per le prime ascensioni nel Wilder Kaiser, al viaggio clandestino nelle Dolomiti nel ’46, gli allenamenti e le salite invernali, fin alla salita alla nord dell’Eiger, trampolino di lancio per gli ottomila. Poi il bellissimo capitolo sul Nanga Parbat e per fortuna non una parola sugli strascichi di polemiche successivi alla conquista di questo gigante himalayano.
Forse la bellezza di questo libro sta proprio nella leggerezza dei racconti, nella capacità di relegare gli odii e i battibecchi in un mondo “altro”, distante dalle montagne per le quali traspare un amore incondizionato.
…. Dimenticavo, il libro non è stato scritto con la piccozza!!!
2007 – Casa Ed. Corbaccio
Costo: un occhio della testa (€ 19,60)