Falesia del Picchio

Piano piano la piccola falesia diventa grande

Valle Varaita Monte Pelvo d’Elva

La montagna domina, da un lato, la parte mediana della Valle Varaita, dall’altro, l’alpestre conca di Elva. La cima formata da rocce matamorfiche (quarziti del Permiano),è molto nota nell’ambiente alpinistico, viene visitata con buona frequenza, sia dalla Val Maira sia dalla Valle Varaita di Bellino. La via si snoda sulla parete nord quasi al centro delle grandi placconate che vanno dallo spiogolo dx. del diedro di attacco della via Moby Dick al B. Camosciera. 11 lunghezze di corda di arrampicata divertente mai difficile max 5c/?
soste a fix, utili qualche friend medio piccolo o nuts. Tutti i tiri non sono mai inferiori ai 40 m.

Una via per il pollo

Mamma portami a ballare……… dice il testo di una canzone di Luca Barbarossa ed il pollo ballò.
In questo caso il pollo ha un nome Sciuffolo alias Stefano Ciuffolini uno degli allievi dell’ultimo corso di arrampicata libera della scuola Fenice con tanta voglia di fare e poco tempo a disposizione. Nei ritagli di tempo ci ritroviamo spesso ad arrampicare in falesia, ma la sua voglia di andare oltre e fare nuove esperienze mi ha convinto ad esaudire il suo desiderio di andare a fare una via in ambiente. Quale migliore occasione se non questo fine settimana con un meteo da favola? Come al solito quando si và al Big Stone ci ritroviamo ad Ancona sud, carichiamo zaini e cordame vario su un auto e…… via, due ore e siamo ai Prati di Tivo.
Anche quest’oggi c’è folla in pescheria, c’era da aspettarselo con delle giornate così.
Pollo avvertito mezzo salvato (non è proprio così ma vabbbbèèè uguale), giunti alla Madonnina (edicola, non visione mistica) ci incamminiamo per il Ventricini fin sotto l’attacco della via della Virgola. La scelta è ricaduta su questo itinerario per la sua logicità e varietà di arrampicata, che passa dal canale, al diedro, alla placca fino allo strapiombino finale prima dell’uscita, via ideale per chi si avvicina alla montagna la prima volta. Ci imbraghiamo e attacchiamo il canale iniziale, l’arrampicata è sempre divertente e mai difficile. Stefano segue tranquillo ed entusiasta si sta divertendo e me lo fa capire spesso sia a gesti quando è sotto di me e a parole in sosta poverino… non sa cosa l’aspetta poi. Volevi l’ambiente….. eccoti accontentato. Invece di scendere in doppia andiamo in vetta al Corno Piccolo poi giù per la Ferrata Danesi, risaliamo per la sella dei due corni poi giù per il Rif. Franchetti e da lì alla cabinovia che ci riporterà ai Prati.

Ritorno al passato per immagini 1950 al 1971

Come può morire un monte? No comment: quando le foto parlano

Castelletta bassa

A volte alcune falesie cadono nel dimenticatoio. Questo è il caso della falesia di Castelletta bassa. Alcuni anni fa Francesco Burattini cercò di rivalorizzarla creando dei mono tiri resinati a dx. della parete principale (che contava solo tre vie aperte negli anni ‘70) rendendola alquanto interessante. Poi voci di corridoio (i soliti che preferiscono parlare più che agire) hanno denigrato l’operato di Francesco adducendo scuse varie, tanto che la falesia ricadde nell’anonimato.
Qualche settimana fa passando sotto la parete principale per fare foto ho riscoperto lo stato d’animo che mi procurò nel 1975 quando il buon Mario mi portò ad arrampicare su questa paretina. Ebbene sì, lo ammetto… la mia prima via di roccia del Pre appennino Fabrianese è stato lo Spigolo di Castelletta bassa (con tanto di discesa a corda doppia a chiappa… Goduria) e guardando questo piccolo avancorpo di roccia ho intravisto diverse possibilità di salita con tiri mai superiori al 5b, molto validi anche allo svolgimento di corsi. Poi a dx della parete tre tiri di difficoltà superiore. Dalla via n° 11 in poi iniziano i monotiri di Francesco.

Valle Scappuccia, giochi di luce ed acqua

Capita che all’improvviso si abbia voglia di fare un tuffo nel passato, di ritornare in luoghi visitati tanti anni prima. Ero passato davanti all’ingresso della valle questo inverno, ma il torrente era in piena e non si poteva guadare, cosi mi riproposi di tornarci magari ad inizio primavera. Ero curioso di vedere se in 30 anni era cambiato qualcosa o era rimasto tale e quale ai miei ricordi, cioè un piccolo scrigno di bellezze naturali.

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Aggiornamenti ai settori mono tiri in Gola della Rossa

AREA SPERONE DEL VIADOTTO

AREA PALA DEGLI ASTEMI

Souvenir invernale da Castelletta

Arco di Trento (Placche Zebrate e Colodri)


Approfittando di un bellissimo fine settimana decidiamo di andare ad arrampicare ad Arco questa volta con il mio amico di cordata di sempre ( Sancho Panza ) M. Cotichelli. L’idea era di fare una via facile alle Placche zebrate. Iniziamo con consultare la guida di Diego Filippi, ma di facili ne sono rimaste poche, le abbiamo gia fatte tutte. La scelta cade su Quadrifoglio una via di M. Brighente ,G. Bogoni e soci. Con Mario e G. Giannetti, di loro, avevamo gia fatto la via Spinelo, mentre con G. Giacomelli avevo fatto Perla bianca, tutte vie di placca dove l’aderenza pura la fà da padrona. La via è stupenda,le difficoltà sono sempre continue, per la gioia delle caviglie. N.B. Una mia personale opinione (senza nulla togliere al 12° tiro) e quella di fermarsi e scendere in doppia dall’undicesimo dato che l’ultimo tiro sopra nel canale erboso è un pò sporco ed è facile scaricare qualche sasso a valle.

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